Un pendio scivoloso: barriere coralline e fuoriuscite di petrolio

Scritto da Danielle MOLONEY
Tradotto da Sara GAGLIARDI

Introduzione

Proprio come l’olio con l’acqua, gli idrocarburi non si mescolano alle barriere coralline. Mentre le barriere coralline già affrontano una moltitudine di minacce alla loro prosperità (aumento delle temperature, inquinamento, e pesca eccessiva per citarne solo alcune), le fuoriuscite di petrolio rappresentano un’altra importante sfida. Ogni anno, 500 milioni di galloni entrano negli oceani, principalmente a causa della manutenzione di navi e di metodi di smaltimento impropri, il che lascia loro l’opportunità di diffondersi nelle acque delle barriere coralline. Secondo le stime della Guardia Costiera degli Stati Uniti, più della metà del petrolio nell’oceano proviene da impianti di trattamento delle acque reflue piuttosto che da sversamenti accidentali di petroliere.

Come agisce l’olio sui coralli?

Ci sono molti fattori che contribuiscono a determinare quanto dannosa sia l’entrata in contatto degli idrocarburi con il corallo, tra cui età e specie del corallo e la sua esposizione. Secondo la National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA), ci sono tre metodi principali attraverso i quali questi oli entrano in contatto con il corallo: gli idrocarburi che galleggiano sulla superficie dell’acqua si depositano direttamente sui coralli quando il livello della marea scende; le maree in agitazione mescolano gli oli leggeri direttamente nella colonna d’acqua, dove possono galleggiare verso il basso e stabilirsi su coralli; gli oli pesanti si mescolano con la sabbia e i sedimenti, rendendoli abbastanza densi da galleggiare verso il basso e entrare in contatto con i coralli. Inoltre, gli effetti indiretti della combustione degli idrocarburi di petrolio provocano un aumento della CO2 atmosferica, che porta ad un aumento delle temperature oceaniche e si presenta come un ulteriore mezzo attraverso il quale l’uso di questi oli danneggia i coralli. 

Una volta che gli idrocarburi entrano in contatto con il corallo, una varietà di esiti negativi possono verificarsi. Questi possono ostacolare la crescita, lo sviluppo, la riproduzione e il comportamento del corallo, e possono infine portare alla morte. Ciò ha un impatto duraturo sugli ecosistemi che circondano le barriere coralline, in quanto i coralli forniscono habitat e aree di alimentazione per tante specie marine.

Ripulire le fuoriuscite di petrolio vicino alle barriere non è parso valere la pena. Spesso, disperdenti chimici sono utilizzati per fermarne le fuoriuscite ed alleviare i danni nelle immediate vicinanze. Quindi, una minore quantità di idrocarburi dovrebbe poter entrare in contatto con i coralli. Tuttavia, alcuni studi hanno dimostrato che anche piccole dosi di esposizione possono rivelarsi dannose per i coralli. Queste piccole esposizioni a lungo termine, chiamate inquinamento da petrolio cronico, abbassano l’aspettativa di vita delle larve di corallo, danneggiano i sistemi riproduttivi, portano alla perdita delle alghe simbiotiche, e infine alla morte del corallo.

Figura 1: Un diagramma mostra alcune delle minacce affrontate dalle barriere coralline, comprese le fuoriuscite di petrolio. Il pannello laterale destro mostra alcuni suggerimenti per aiutare a combattere questi effetti negativi. Foto gentilmente concessa dal NOAA. 

Fuoriuscite di petrolio nelle notizie

Il 25 luglio 2020, la nave giapponese MV Wakashio si arenò su una barriera corallina situata al largo dell’Isola di Mauritius. L’isola di Mauritius, situata al largo della costa orientale dell’Africa, ospita barriere coralline nelle acque circostanti poco profonde. Considerata una delle barriere coralline più ricche in biodiversità del pianeta, la vicina fuoriuscita di petrolio rappresentò una minaccia significativa per la salute di questo sistema. La MV Wakashio stava viaggiando dalla Cina al Brasile trasportando quasi 4000 tonnellate di petrolio, quando colpì la barriera corallina a Mauritius. Giorni dopo, il petrolio a bordo della nave cominciò a riversarsi nell’oceano. 

Mentre questa particolare fuoriuscita comportò solo una frazione della quantità di petrolio versato in altri disastri ben noti (ad esempio, la famigerata fuoriuscita di petrolio del 1989 della Exxon Valdez, che riversò circa 34.000 tonnellate di petrolio nelle acque dell’Alaska), il problema all’Isola di Mauritius fu l’ubicazione della fuoriuscita. Il MV Wakashio si arenò vicino a Pointe d’Esny, in prossimità di due ecosistemi marini protetti e della riserva del parco marino di Blue Bay. Il Primo Ministro di Mauritius dichiarò lo stato di emergenza ambientale, mentre i volontari accorrevano nel paese per aiutare a ripulire quello che è stato tristemente chiamato “uno dei peggiori disastri ecologici [dell’Isola di Mauritius].”

Figura 2: Un’immagine dalla CNN mostra il MV Wakashio diviso in due dopo essersi arenato su una scogliera all’Isola di Mauritius. Immagine gentilmente concessa dalla CNN. 

E ora che si fa?

Sulla base di quanto detto sopra, qualcosa deve essere fatto per mantenere i coralli protetti da minacce causate dall’uso di petrolio. Un importante passo avanti è il recente sviluppo di idrocarburi a base vegetale. Uno studio australiano del 2004 ha esposto i coralli sia a idrocarburi vegetali che minerali, e ha in seguito misurato qualsiasi perdita di alghe simbiotiche. I ricercatori hanno scoperto che l’alternativa di derivazione vegetale era significativamente meno dannosa per la salute dei coralli rispetto quella minerale. Questa alternativa pone inoltre rimedio alle emissioni di CO2 derivanti dalla combustione di petrolio che causano stress alle barriere coralline. Il petrolio a base vegetale ha infatti meno emissioni di gas serra rispetto all’olio di petrolio.

Allontanandosi dagli idrocarburi a base di petrolio, gli effetti nocivi delle loro fuoriuscite diventeranno un fattore di stress meno prevalente per le barriere coralline in tutto il mondo. Potete seguire i suggerimenti indicati nella Figura 1 per fare la vostra parte e aiutare a proteggere le barriere!

Per qualsiasi domanda, si prega di contattare l’autore: dmoloney@fandm.edu 

*Immagine in primo piano per gentile concessione della CNN

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google photo

You are commenting using your Google account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s

<span>%d</span> bloggers like this:
search previous next tag category expand menu location phone mail time cart zoom edit close